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La "mano di Buddha" al Castello di Compiano


In occasione dell'inventario delle opere d'arte della Collezione Raimondi Gambarotta conservata all'interno del Castello di Compiano, Mariasole Campelli, allieva al secondo anno del Liceo Artistico Paolo Toschi di Parma, che sta conducendo uno stage formativo, si è occupata dello studio e di interventi di manutenzione di un particolare oggetto, di cui ci parla nel seguente testo.


Nella Sala Olandese (attualmente ancora chiusa al pubblico per interventi di riallestimento e manutenzione) dell’ultima proprietaria e residente del Castello di Compiano, Lina Gambarotta è presente un particolare soprammobile; esso rappresenta un Citrus medica digitata, chiamato comunemente anche "Mano di Buddha".

E' una varietà di cedro profumato il cui frutto è segmentato in diverse sezioni; tale inusuale aspetto è dovuto ad una malformazione genetica. Difatti la sua curiosa forma si origina nella fase precoce di partizione degli spicchi, ciascuno dei quali non tende a svilupparsi omogeneamente insieme agli altri, bensì come unità a sé stante. Il frutto ha una buccia spessa e rugosa o bitorzoluta e contiene solo un'eventuale piccola quantità di polpa acida, ed è spesso senza semi. È molto profumato e per la religione Buddista è considerato un frutto da essere donato per ringraziamento, un agrume quindi sacro!

Tra le numerose opere dell'eclettica collezionista vissuta all'interno del nostra Castello fino al 1987, questa pianta è rappresentata sotto forma di Bonsai con vaso piatto in pietra saponaria, fiori in agata di colore arancione e foglie in giada di colore verde. E' un oggetto di fattura cinese, risalente all'inizio del '900 del quale mi sono presa cura, rimuovendo la polvere con un pennellino, un panno morbido e dell'acqua e rimontando con la colla un paio di fiori che si erano staccati dalla struttura portante a filo di ferro, oltre che un paio di foglie con nylon trasparente. In collezione esistono altri tre esemplari di bonsai fioriti in pietre dure; due esposti nella Sala Orientale, spazio in cui è maggiormente evidente l'interesse della Marchesa nei confronti dell'arte orientale; il terzo, di maggiori dimensioni e raffinata fattura, caratterizzato da un vaso in smalti cloisonnè, esposto in Sala della Musica sul fortepiano.






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